
"Il mio saluto ad Alessio"
di Flavio Lombardi Direttore Responsabile ed Editoriale del giornale on-line
BIKE2IT- http://www.bike2it.it/news/news_12.htm
Si è staccato dal gruppo a dodici chilometri dall'arrivo; secondo altre fonti ai meno quindici. Poco importa. Quella salita della prima tappa
spagnola, quella che conduce al Santuario di Manzaneda che Lui affrontava con l'aria dell'umile gregario se l'è portato via. Un
faticatore del pedale, che forse in questa terra non avrebbe mancato un saluto al Dio di tutti anche perché ci fosse protezione per la moglie, per il piccolo Marcus e per quel maschietto o femminuccia che sia che in questo momento si trova in grembo ed il cui vagito Alessio non potrà mai sentire. Si è accasciato, quasi come in un gesto di preghiera. Ma non c'è stata misericordia. O forse si, chissà. Troppo piccolo, pure io, per cercare spiegazioni a ciò che non si può comprendere. Non è giusto, urlo in coro a tanti altri, tanto per far retorica. Ho saputo della disgrazia circa un'ora dopo. Un minuto, ed ecco la telefonata di un collega con l'intento di avvisarmi. Siamo tutti toscani ed alle corse, inevitabile, c'è un filo rosso che ci lega. Ed ecco che allora la lacrima che bagna l'occhio, lascia spazio al sorriso che squarcia la tristezza. Ricordi belli di un rapporto nato quando Galletti era dilettante come anche della immediata vigilia di una partenza tra i professionisti. Lui,
pisano, chi scrive, di Livorno. Impossibile non beccarsi a vicenda, per scoppiare subito dopo in una grassa risata. Oppure quando mi informò dell'inaugurazione della gelateria che la moglie apriva a Riglione, frazione di Pisa. Arrivava come ospite d'onore nientemeno che
Cipollini e lui ne andava fiero. Quasi un segno di riconoscenza del suo capitano. O come quando, mi chiamò neppure un anno fa. Nemmeno il tempo di rispondere a quel nome sul display, che urlava come un matto. Era nato il primogenito
“un toro, è bello e cicciotello, scrivilo sul giornale, lo devono sapere
tutti!”. Felicità di padre che ben conosco. Pronto a venire “nell'odiata città” sotto Natale in una piazza del centro allo scopo di promuovere il ciclismo giovanile
“perché a voi livornesi, vi ci vole i pisani per imparà a andare in
bici”. Non se ne fece di nulla perché il tempo ormai stringeva ma assicurò la sua presenza per il 2005. Un ragazzo d'oro. Un casinista direbbero molti.
Si, pieno di vita, dico io. Sincero, umano, preoccupato per l'economia della famiglia da quando, ormai da un paio di anni, trovava maggiori difficoltà a strappare un ingaggio. L'anagrafe non fa sconti, ma lui si ribellava. Pensando a quanto avesse faticato e quanto potesse ancora far comodo a un capitano di valore. A 37 anni se n'è andato. In silenzio, quasi in
un gesto di preghiera. Preso al balzello da un destino vigliacco. Lo lasciamo a Voi con questa foto di Roberto Bettini scattata lungo l'ascesa del Mont Faron. Fugge, divora quella strada tutta in salita. Che in Spagna l'ha tradito ma che di lui ha fatto in tanti anni, un
amico di molti e un gregario come
pochi.
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